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La Repubblica
Tiziana Cozzi
Partirà da Parigi tra poco più
di due settimane, destinazione Bangui, al centro dell’Africa.
In valigia diciotto coloratissime tavole, primo pezzo del prontuario
anti-Aids da diffondere in zone colpite, oltre che dal virus,
dalla più totale disinformazione. Una campagna di comunicazione
sociale in difesa della vita, rivolta ai giovani e alle donne
del continente nero, pensata, realizzata e sostenuta da Oreste
Zevola, in collaborazione con l’Alliance Francaise di
Bangui. Con l’aiuto dell’ambasciata francese in
CentroAfrica, la Croce Rossa francese, Airfrance SkyTeam, l’organizzazione
Population Service International, Total Centrafrique e il complesso
Pediatrico di Bangui. “Face au Sida” (Di fronte
all’Aids) nasce due anni fa, grazie all’incontro
di Zevola con Philippe Gabriè, medico francese impegnato
da tempo nella lotta all’Hiv. E’ lui a parlargli
delle difficoltà, di quanto non bastano i farmaci e gli
interventi dei medici se la gente non conosce i rischi del contagio.
“ Ho cominciato a pensare che forse con le immagini qualche
risultato si poteva ottenere- racconta Zevola – Avevo
già notato, durante la mia permanenza, quanto la gente
del luogo fosse attratta da piccoli manifesti in bianco e nero
affissi nei locali di Bangui. Così l’ho proposto
a Philippe che ne è stato entusiasta”. Comincia
così il lavoro preparatorio: le ricerche, i colloqui
con i medici e gli operatori del settore, le visite brevi all’ospedale
della capitale dove Gabriè lavora in prima linea ogni
giorno. Scritte brevi dedicate alla prevenzione, accompagnano
le immagini coloratissime disegnate dall’artista che riproducono
scene di vita: dall’intimità della coppia su cui
sovrasta sempre un preservativo, ai momenti quotidiani del malato
alle prese con cure mediche funestate da siringhe a forma di
teschio, fino alle pratiche tribali riassunte in minacciose
lamette e coltelli di oscuro presagio. “Le scritte sono
state suggerite dai medici e da chi lavora sul campo. Io ho
creato una ventina di icone che sono il simbolo delle diverse
problematiche: le trasfusioni, le violenze sessuali, l’importanza
dell’uso di alcuni farmaci, la maternità, la fedeltà
di coppia, la credenza che l’Aids è una stregoneria.
Spero che le mie immagini possano dare un contributo, anche
se minimo, a capire le dinamiche del contagio, per poi accettare
di essere curati.” Quelle figure si sono materializzate
su grandi tavole, sono state elaborate con tecnologia digitale
e ora aspettano di arrivare da Napoli a Bangui e fino all’interno
del paese afro. Assieme a quelle sequenze di plastica, ci sono
le magliette, gli adesivi, i quaderni con gli stessi loghi,
destinate agli africani che li accetteranno. Il tratto preistorico
dell’illustratore napoletano ben si adatta alla mise-en-scene
dei quadri realizzati. Zevola mette cuori scomposti e uccelli
in canto a contorno di una campana-preservativo gigante a protezione
di una coppia rispettosa delle regole della prevenzione, accende
lampadine alla Eureka coloratissime sulle teste rasate degli
uomini e sulle capigliature intrecciate e inanellate delle donne.
Inserisce diagonali di minacciosi teschi in agguato nell’alcova
di erba e pagliericcio degli amanti indigeni, fa comparire siringhe
dal pistone a forma di teschio nelle pratiche di circoncisione
e nei centri di trasfusione incontrollati. Chiude i genitali
con i lucchetti, piazza uno scheletro con una falce blu-cielo,
in un gioco di simmetrie e colori, tanto attraente quanto lontano
visivamente dall’orrore che pure simbolicamente evoca.
Figure come sequenze veloci di uno spot messe sotto gli occhi
di un pubblico poco saturo e perciò, forse più
ricettivo. Non è la prima volta che Oreste prova a raccontare
a modo suo la vita e le abitudini di questo popolo. Già
sei anni fa, quando era arrivato in un piccolo villaggio ai
confini con il Congo e il Camerun per un atelier di lavoro condiviso
con altri sette artisti, era rimasto colpito dalla profondità
dell’esperienza visiva e artistica del luogo. Poi nel
2004 aveva realizzato il ciclo “Tue moi ce soir”,
una serie di tempere su tela che raccontavano la vita nei villaggi
attraverso i segni e i simboli delle leggende arcaiche. Anche
allora le mani ridotte all’osso, i pesci con le lische
in evidenza, gli scorpioni in abbondanza e i pugnali insanguinati
raccontavano già di una particolare sintonia tra l’artista
e quell’atmosfera, tradotta oggi, realisticamente, in
questo progetto-pilota che si spera decolli anche al di là
dei confini.
I disegni saranno esposti alla Fabbrica del Lunedì da
lunedì sera fino al 5 aprile.
Tiziana Cozzi
Bangui è la capitale della Repubblica Centroafricana,
ex colonia francese, indipendente dal 1960. Situata ai confini
con il Sudan, il Camerun, il Ciad e il Congo, il paese ha subito
la dittatura feroce di Bokassa, morto proprio a Bangui nel 1996.
Poi si sono succeduti una decina di colpi di stato che hanno portato
ad un generale malcontento nel paese, sfociato in numerosi episodi
di banditismo. Esiste solo un volo alla settimana che parte da
Parigi e dopo otto ore arriva a Bangui. Poi, per raggiungere i
villaggi dell’interno, proprio nel cuore del continente,
decine di camion passano dal Camerun e attraverso strade dissestate
e percorsi difficili arrivano a destinazione.
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